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Non voleva Me.

Ci incontrammo un giugno di quattro anni fa, ovvero un 20 del 2014.

O forse era la data di quando ci siamo messi assieme, non so con certezza.

Avevo da poco chiuso l’ennesima relazione, ultima delle rimanenti troppo vicine di data, per poterle superare come niente, ma mi feci forza e coraggio, ed al post che scrissi, riguardo una possibile uscita in un posto nuovo nella regione in cui vivevo, accettai l’invito di un ragazzo che non conoscevo ancora, ragazzo che scrisse “no lei esce con me” a risposta di un altro che voleva portarmici. Quel ragazzo era Marco.

Ci incontrammo in stazione, (io ero sicura di averlo già visto comunque in passato, forse con la sua ex, da cui si era mollato tempo fa)di giorno, e poi andammo alla festa. Era una festa sul lago, parlammo un poco e mi scattò delle foto, anche se io non volevo farmele fare, per ovvi motivi. Forse vidi pure il mio ex, ma poco mi importò, e per il resto della serata mi divertii, seppur con sempre la tristezza addosso.

Non ricordo più altro, se non che forse la sera stessa, o il giorno dopo, ricevetti una chiamata da mia zia, che mi urlò di tornare subito a casa sempre per quella assurda punizione per aver mollato la scuola di molti anni addietro. Mi feci coraggio un’altra volta, e negai di tornare, non volevo più essere sotto gli ordini accusatori di qualcuno. Sapevo che avevo diritto ad uscire più di una volta, e che se fossi tornata, avrei subito altri schiaffi addosso, e che scusarmi non sarebbe servito a niente. Non sapevo però, che stavolta, lei mi avrebbe letteralmente negato di vivere a casa per sempre. Non me lo aspettavo, perché tutte le volte che accadeva un mio ritardo (non sempre a causa mia) io tornavo, con l’ansia addosso. Prima urli, poi minacce, e poi esilio.

Rimasi da lui, cercai di raccapezzarmi perché era tutto successo in fretta, non volevo essere più una marionetta, ero ormai lì, e la volta dopo, da mia zia, fu per prendermi scatoloni pieni delle mie cose, da portarmi dietro. Cercai di vedere il meglio per questa cosa, cercare di non sentirmi più in colpa perché non era stata colpa mia, avevo le mie giuste ragioni per dire una benedetta volta “NO”. Lui non disse nulla, ma mi aiutò a portare la roba. Da quel giorno, la mia vita cambiò quasi del tutto. Un colpo secco.

Uscivamo spesso, come i personaggi del film che vidi di nuovo con lui, “Solo gli amanti sopravvivono”, per andare a fare anche giri notturni in macchina, nei locali, alle feste, nelle discoteche come l’Exenzia, che frequentavo già anni prima. Molte persone che mi conoscevano non le vidi più, ed io e lui eravamo spesso col suo gruppo, ma feci conoscere anche anche le mie, di conoscenze, di Prato, che lo trovarono simpatico.

Col tempo, eravamo quasi sempre con la coppia Rachel&Joy, più suoi amici. Lei la conoscevo solo su Facebook ma per il nome in comune con alcuni miei giri, che intravedevo spesso. Non eravamo proprio amiche, perché a parte il ballare, lei non aveva molti interessi simili ai miei, ed era costantemente attaccata al fidanzato molto geloso. Si usciva, si facevano girate, si scherzava, si ballava… Passò il tempo veloce, poi vennero i tempi delle serate in solitaria. Rachel con me non voleva mai uscire, e quindi la sera od il pomeriggio stavo al computer, ad annoiarmi terribilmente. Lui usciva con il suo amico “per comodità”, io non potendo parlare con nessuno, chattavo. Se non chattavo, piangevo, sentivo la sua mancanza, perché lui non aveva orari, non mi diceva mai quando tornava, eppure io lo lasciavo fare, non mi lamentavo.

Mi svegliavo di notte tardissimo, o la mattina, trovandomi lui a fare videogiochi o ad ascoltare la musica, che io sognavo letteralmente, perché sentivo i suoni pure nel sonno. Qualche volta tornò anche il mattino dopo, io mi incazzavo perché non era rispettoso nei miei confronti, lui se la rifaceva con me per le mie chattate, che facevo solo per prendere in giro qualche morto di figa, o per pura noia e solitudine, non perché volessi trovare qualcuno. Smisi quindi di fare anche quello, leggendo giornalini o giocando pure io. Poi cominciai a giocare sul tablet, iniziando da un gioco sugli squali. Lui stava avendo sempre meno soldi e poco si usciva, e poi ci si stava letteralmente stancando di andare sempre e solo nelle discoteche. Si cominciò a frequentare locali, bar, città e fiere.

Andavamo ai mercatini, e cominciai nel 2015, a lavorare sui disegni. Erano un po’ mediocri rispetto ad ora, semplici colorazioni di disegni scansionati. La mia pagina aveva abbastanza seguito, ma non mi reputavo chissà che. Nonostante questo, disegnavo lo stesso, e cominciai a prendere l’abitudine di lavorare assiduamente per migliorarmi sempre di più, di sera, mentre lui sempre andava ai locali. Lui si divertiva, io lavoravo. Mi andava bene così, ma ogni tanto la tristezza prevaleva, e mi ritrovavo a piangere dal nulla, con la musica nelle cuffie. I suoi avevano il sonno leggero, e pure di giorno dovevo stare con le cuffie, se non erano in casa. Poi riuscii ad avere la mia prima fiera. Era maggio, ed era quella che potevo permettermi. Lui si offrì di pagarmela, ma io dissi che ovviamente non era certo che avrei ripagato, ma che sarebbe stata un’occasione da non rifiutare perché tutti mi dicevano di farla. Ero comunque speranzosa. Disegnavo le MyLittlePony, perché mi stavo appassionando alla serie. A lui non piacevano invece, ma non mi interessava. Ci rimanemmo tranne un giorno previsto, perché andò malissimo, ci trattarono come scarti e nessuno comprò ne’ richiese disegni. Mi stavano lontano o mi guardavano male, i bambini venivano allontanati da me. Stavo di merda dentro, ma cercavo nonostante tutto di essere più simpatica possibile. A nulla è servito. Si dormì in auto e poi andammo via. Nei giorni laggiù, a fine fiera, spesso piangevo.

Da quel che mi dice lui, fu l’inizio della mia insonnia. Come se mi avesse segnato la cosa, io cominciai a dormire male o a mala pena, avevo incubi, parlavo nel sonno, di giorno faceva troppo caldo, dormivamo stretti ed era stressata per tutto questo assieme. Lui giocava spesso ai videogiochi, parlava solo di scie, era fissato con ‘ste cazzo di scie chimiche. Io disegnavo, lui diceva che erano belli ma se fossero serviti a qualcosa, se a trent’anni avrei continuato così, se ricevevo qualche soldo, che era inutile perché tanto si moriva tutti, che era una cosa stupida rispetto al protestare contro le scie ecc… Tutti questi discorsi mi iniziarono ad un pessimismo esistenziale che si stava facendo largo dentro di me, avevo più timori riguardo il futuro, trovavo orribili i miei lavori, pensavo che davvero fosse inutile il mio sogno di fumettista famosa. Criticava la mia serie animata preferita, criticava se ascoltavo Wednesday13, criticava i miei disegni erotici, criticava la tematica furry. Poi criticò il mio essere a favore dei sogni, il mio credere nell’amicizia, il mio essere disinteressata al voler sapere che faccia avesse una persona su Facebook se ci parlavo(spesso erano adolescenti che volevano consigli sui disegni), perché per lui, una faccia diceva tutto. Criticò anche il mio essere maschiaccio.

Venne il 2016.

Si usciva sempre meno, in estate qualche serata ma nulla di più. Una delle sue conoscenze, si era appena mollata con un suo amico, e venne spesso da noi per farsi consolare. L’aiutammo per quel che potevamo, era isterica, le preparavamo del the. Poi tempo dopo sparì nel nulla, quando la vedevamo alle feste nemmeno ci salutava. Le scrissi perché aveva questo atteggiamento tutto ad un tratto, e lei mi accusò di averla trattata male, di aver parlato solo di me, di averla usata, di non averla aiutata sul serio. Mi sentii morire dentro, non capivo perché dicesse tutte quelle bugie nei miei riguardi. Disse lei che poi non voleva più frequentarci perché era decisione sua troncare tutti i rapporti del passato, anche chi l’aveva sostenuta. Suo fratello, che fino ad allora stava nella stanza accanto alla nostra, stava per andarsene per sempre fuori dall’Italia con la sua fidanzata, di cui sentivamo certi versi amorosi la sera. Quando ero stanca per il caldo, spesso chiedevo come favore a Marco di farmi un po’ di pasta, ma mangiavo solo quella, perché il caldo mi sfiancava di brutto, e spesso di sera lavoravo pesantemente sui disegni: avevo da poco cominciato a disegnare col mouse direttamente su Photoshop.

Stavolta era più spesso lui che non usciva, aveva pochi amici e pochi soldi. Io giocavo, guardavo film o disegnavo, lui videogiocava pure tardi. Quando il fratello se ne andò, per ovviare al nostro problema del letto stretto singolo, si andò a stare in due stanze diverse, così lui poteva giocare, ed io lavorare sui disegni. Si andava spesso nel locale vicino, poi fui io a fare passeggiate serali con la musica in cuffie. A lui i miei film non piacevano molto, e spesso infatti me ne guardavo da sola. Poi venne il periodo in cui si sfogò per il tradimento di un suo amico riguardo la sua band. Questo lo aveva lasciato da solo andando ad una festa a cui tenevano da tempo, e rubò il progetto suo iniziandolo con un altro suo amico. Io lo appoggiavo, dicevo che non era un vero amico, che doveva farsi rispettare e non accettare i suoi inviti a mo’ di faccia tosta: se Marco diceva che lo avrebbe fatto, così non era, e mesi dopo si faceva infinocchiare. Andò avanti per molto tempo, ogni volta era una presa in giro e lui si sentiva usato. Faceva discorsi come un bambino di cinque anni, parlando di vendette, che secondo lui il suo amico era omosessuale (accuse infondate), oltre che soliti discorsi su scie chimiche, complotti, video di Diprè e casi umani, guerre civili che nemmeno c’erano…

Non lo sopportavo più, facevo presente che non seguiva affatto i miei consigli, che era pessimista troppo, ma lui era testone e diceva che ero io quella “strana”. Io non ci badavo e lo aiutavo a scrivere meglio, perché non sapeva scrivere. Scaricavo pure programmi di scrittura, mandavo link di concorsi musicali, ma non faceva niente ne’ controllava cosa mandavo. Curai pure i suoi capelli, perché erano sciupatissimi (era causa della depressione avuta dalla sua ex), lo aiutavo a non stracannarsi ed a stare attento nel bere. Compravo per quel che potevo pensierini per lui, ciondoli che non spesso indossava. Lo aiutavo nel rifare i letti o a sistemare i vestiti, perché non lo sapeva fare. Ma mi accusava lo stesso di non fare niente, solo perché non spazzavo tutti i giorni. Piangevo spesso di sera, ma cercavo di non darlo a vedere per mia abitudine e perché nemmeno io sapevo perché, e perché se me lo avrebbe chiesto, mi sarei sentita ancora definire “strana” per non dare spiegazioni sul perché mi sfogassi così. Lui parlava spesso anche dei suoi amici, gossip infondati che non mi interessavano, anche perché non erano miei amici. Poi mi fece conoscere un’altra coppia, che però si faceva sentire quasi mai: mi fecero dei regali che però erano più cose che non usavano più. Andammo anche al fiume con loro, ma poi tempo dopo non si fecero più sentire. Marco poi tornò amico di chi lo aveva usato, io non capivo perché si facesse usare così. “Ma a me non importa se mi pigliano per il culo” disse. Pensai che era uno senza rispetto per se’ stesso, e la cosa mi dispiacque molto.

Si frequentò sempre più quel locale sotto casa, mentre io conobbi una ragazza più giovane. L’inizio dei più grossi problemi. Forse era il 2017. E non ci fu solo questa ragazza, ma proprio mie nuove amiche. Questo perché come detto, Rachel, che neppure era mia amica, trovava sempre scuse per non uscire con noi di giorno nel resto della settimana, ed io avevo più voglia di stare in casa. Pure Marco non aveva più voglia di andare in disco, ma stava comunque nei pub coi suoi amici maschi. Diceva che voleva essere solo lui, poi diceva che ero io che non volevo mai uscire ed andare con loro. Non mi piacevano i suoi “amichetti”. Frequentava anche una mia vecchia conoscenza, che in realtà era famoso per scroccare passaggi ed ubriacarsi schifosamente. Ma no, ero io quella “strana” perché non si faceva di pasticche, perché voleva raggiungere degli obiettivi dettati da una sua passione (il disegno). Qualcuno mi scrisse pure:” Ma te il sabato stai a casa a disegnare?”.

Non so più ormai quanto anni prima, cominciò la storia della stalker Tomoe/Arianna. Questa mi faceva battute irrispettose mandandomi foto di giocattoli sessuali a tema MLP, io lasciavo stare ma poi, in un gruppo a tema horror, lei se la prese col gestore solo perché non aveva cancellato un post politico subito. Lui giustamente disse di darsi una calmata, sennò l’avrebbe bannata, perché scriveva in maiuscolo dandogli del “poco serio” solo per un post non visto subito. Io le dissi che stava esagerando, che mi stava deludendo così, e lei mi scrisse un lungo messaggio che non finiva più, insultandomi come una pazza forsennata. Era arrogante, maleducata. Quando la bloccai, venne pure una sua amica ad insultarmi. Raccontai tutto a Marco, dovetti dire a Marco io che doveva cancellarla, perché per lui erano sciocchezze. La sua amica mi minacciò di spaccarmi la faccia se mi avresse incontrato.

Frequentai molti gruppi d’arte, e nello stesso tempo mi aggiunsero molti giovani che volevano seguire la mia arte. Erano tutti minorenni, ma Marco voleva sempre sapere chi erano, voleva vedere le loro foto: se uno era lontano o fidanzato lui diceva “mai dire mai”. Non aveva importanza il mio pensiero, per lui se uno ci provava era plausibile che io ci stessi, anche un ragazzino di quattordici anni. Ero stufa di questo suo atteggiamento, e se glielo facevo presente, mi dava dell’esagerata, una che nascondeva qualcosa, una che non doveva arrabbiarsi. Smisi di disegnare le pony, avevo sempre più pensieri negativi, mi deprimevo perché non si usciva mai. Quando chiedevo lui di andare in città, non aveva mai voglia perché per lui erano cose da “ragazzini”, ma io dovevo per forza andare con lui a fare scarpinate lunghe sotto il sole cocente. A me piacevano quelle passeggiate, ma non mi sembrava giusto che lui non volesse fare anche qualcosa di più vicino a dove stavamo. Poi stava sempre a parlare di scie, guardava il cielo solo per parlare di quello, in casa parlavo di complotti, di riunire gente per fermare gli aerei, e guardava video di Diprè ancora. Mi stava stancando, non capivo tutta questa mania dopo anni di vedere gente con problemi usata per farsi deridere e soldi. Ormai avevamo interessi distaccati, e lui non faceva che criticare la mia musica, qualunque genere e gruppo. In intimità non era come desideravo, ma sempre meglio del resto. Venne un tizio che mi scrisse che avevamo fatto certe cose che io proprio non ricordavo. Per deriderlo proposi a Marco di andarlo a trovare assieme per vedere che reazione avesse, ma mi accusò di volerci provare, cosa non vera, volevo solo fare uno scherzo per far passare a qualcuno la voglia di prendermi in giro così, di mancarmi di rispetto.

Poi scoprii che aveva ri-aggiunto la stalker Tomoe, sul cellulare. Lei parlava di me malissimo. Lo feci presente chiedendo spiegazioni, lui la cancellò ma poi la ri-aggiunse molto tempo dopo. Diceva sempre che lui non c’entrava niente, che era sua “amica” (virtuale) da anni, che ero semmai io quella che litigava per sciocchezze. La aggiungeva su Facebook, poi la levava, poi la aggiungeva sul cellulare, mi diceva le solite scuse, arrivando a dire che ero io matta, che ero esagerata, che “dove sono questi messaggi”, che i miei amici erano tutti di seconda facciata, che questa pazza era più matura di me, che non avrebbe mai fatto cose del genere, che non mi avrebbe più scritto l’anno dopo.

Cosa che invece accadde, per i due-tre anni successivi. Accuse con un “gne gne” scritto, dandomi della cessa, dicendomi cose che io non avevo scritto pubblicamente. A nulla valsero le prove, ogni volta mi esasperavo nel tentativo di dire che era poco rispettoso nei miei confronti. Cominciò a dire che dovevo curarmi, che mi immaginavo tutto, che la conosceva, che addirittura voleva vederla di persona. Mi stavo sentendo presa per il culo. Mi accusò di gelosia, quando invece io lo lasciavo sempre andare in giro la sera senza poter mai sapere cosa facesse ne’ quando tornasse. Non sapevo nemmeno con chi parlava lui, perché mi fidavo. Vidi che parlava, tempo dopo, con molte ragazze, perché diceva di avere molte amiche femmine. Lui poteva averne, io se parlavo con qualche ragazzo, come accadde proprio una sera da Rachel, con un suo amico che mai incontrai poi nei giorni dopo, mi faceva storie pesanti. Con quel tipo, con cui parlai gran parte della sera assieme al ragazzo di Rachel, perché i temi che mi piacevano non rientravano degli interessi di Rachel(ho sempre avuto amici maschi, e mai interessi di tipo sentimentale, come nemmeno per quella sera), non ebbi nessun contatto nei tempi dopo, ma lui mi disse che sicuramente mi avrebbe cercato per poi provarci. Io dicevo:”Te lo stai immaginando, non è interessato a me”. Vide che avevo ragione io poi, ma poi…

A Natale mio nonno mi fece un grosso regalo, e comprai la mia prima batteria musicale, una cosa che desidera ormai da piccola. La comprai durante la festività di Imbolc, e con il nome della celebrazione la chiamai. Le nostre serate si svolgevano così spesso nel suo garage, perché doveva fare spesso da balia alla nonna, in cambio di un lauto compenso. Io cercavo qualche occupazione, non con i risultati sperati. Ogni tanto mio nonno mi mandava qualcosa, senza che io lo chiedessi perché non volevo essere un peso per lui, quindi di mantenere il cibo più possibile. Ricevevo solo massimo duecento euro, e riuscivo a far durare tutto anche per più di un mese. Il mio compleanno fu abbastanza buono, un suo amico mi regalò un modellino per fare le pose. Si stava avvicinando il 2017. A Capodanno eravamo dalla Rachel. Un Capodanno penoso, stavano tutti al cellulare. Il Capodanno dopo, Rachel ed il suo tipo, invitati assieme a noi, fecero un casino esagerato a casa della Michela (ragazza che si vedeva di rado alle feste, che non reputavo mia amica perché non si faceva sentire mai ma è storia lunga), perché Marco aveva portato droghe e bibite pesanti, con cui lei si strafogò. Il suo tipo la portò via poi dalla festa, picchiandola. Si sentirono urli anche di pianto suo dal bagno. Non convivevano, ma lei era sempre controllata. Sparirono, e si seppe che nonostante dicessero che non volevano frequentare nessuno, che uscivano con l’ex di Marco ed il suo fidanzato.

Ad anno nuovo ancora quella Tomoe. L’aveva aggiunta ancora una volta, lei parlava male di me liberamente a lui, e Marco non protestava. Stavo perdendo la pazienza, ma la storia era sempre la stessa degli anni precedenti. Io coi disegni stavo migliorando sempre di più, ma lui non sembrava molto interessato, almeno non quanto le robe solite di Youtube, non pensava che a quelle. I litigi erano ormai frequenti, si litigava per ogni cosa, stava cominciando a dire che ero matta io, senza educazione, senza genitori, quella dai gusti musicali discutibili, quella troppo idealista e speranzosa, quella ambigua…

Il suo cane Rocky morì, ed accaddero cose come una lunga vacanza dei suoi, dove ebbi la pazza idea di ripulire la casa da cima a fondo per una settimana. Trovai l’estremo schifo, muffe in mezzo a giochi da tavolo e cibo ed oggetti messi a cazzo in mezzo a scartoffie e libri. Quando tornarono, dissero che avevo fatto casino, che non dovevo toccare niente. Stavo per frequentare finalmente qualcuno di mio: tre ragazze che ancora oggi frequento, seppur non ci vedessimo molto spesso. Una di loro, giovanissima, durò poco perché questa stessa quando chiese il mio aiuto per le cose di scuola l’ultima volta, stette al suo cellulare invece di farsi aiutare: io lasciai la sua casa, perché di essere fatta venire a piedi lontano per una persona che stava per i fatti suoi non mi sembrava il caso. Per Marco era anche lì colpa mia. Era colpa mia se chiedevo rispetto ad una ragazza che prima mi chiedeva aiuto per dei compiti, facendosi aiutare con degli appunti creati da me, per poi avere ottimi voti una buona volta. Io con le facevo anche cose sceme per farla stare meglio, e la accompagnavo in strada perché diceva che la braccava un tipo (io non lo notavo ma lei diceva che non si faceva vedere quando ero io con lei vicino) e che la baciava ogni volta prima di venire da me. Stetti da lei anche a Pasqua e riconosco che è stata l’unica volta che forse avevo portato poco rispetto a lui, ma per farmi perdonare lo invitai a cenare con noi dai suoi: lui non accettò perché non gli piaceva stare in mezzo a dei parenti qualsiasi. Con lei si guardava spesso film, molti per insegnarle ed aiutarla a far capire alcune cose. Io ero preoccupata perché la sua famiglia non era certo delle migliori, già aveva in casa gadgets di Mussolini, e trattavano lei come una bambina. Diceva di essere bisessuale ma in realtà non sapeva davvero cosa era. Mi disse che la sua prof mi aveva in simpatia per l’aiuto anche che avevo dato all’alunna e che avrebbe voluto tanto parlarmi. Poi accadde. Stavamo guardando un film a casa dove stavo, solo lei ed io perché lui non voleva mai stare con me a vedere film, perché non era il tipo e si sarebbe annoiato (per poi accusarmi di non invitarlo mai). Ogni tanto lui mi mancava e avevo questa abitudine di andare alla sua stanza per salutarlo e fare coccole. La mia amica allora venne da me per dire di mettere il film che avevo lasciato in pausa. Dissi che sarei tornata subito, ma Marco cominciò accuse strane. Disse che lei aveva detto qualcosa come “Vieni a continuare” un’attività quale masturbazione reciproca interrotta. Io ero come stordita, non potevo credere dicesse sul serio, a nulla valsero le mie parole. Mi accusò di prenderlo per i fondelli, perché io ero sorda (ho l’handicap all’udito), che se lo aspettava perché lei era “ambigua” e strana, che nascondevo qualcosa visto che negavo tutto. Urlai incazzata con la mia amica che non capiva cosa stesse accadendo. Prima delle tante figure di merda che sarebbero capitate.

Lui diceva che in realtà mi lasciava fare ogni cosa, che mi prestava il pc quindi non dovevo lamentarmi, che erano solo pensieri. Quando dissi che Michela voleva andare nei negozi con me, disse che sicuramente qualche tipo avrebbe provato con noi due. Non solo spiegai che era assurdo, ma che non eravamo stupide e che avremmo saputo cavarcela da sole. Negò poi di aver detto questo, ma io stavo già provando emozioni simili a quelle che provavo con mia zia quando non volevo dire con chi uscivo. A Lucca, durante l’evento della famosa fiera di fumetti ad ottobre, feci un cosplay in due per la prima volta, con la mia nuova amica Iasmin che conobbi proprio mesi prima in quell’anno, dopo esserci conosciute mesi prima (chattavo ormai solo con lei ed un’altra, di nome Jeremy, che era sorella di un’amica di Marco; questa stessa me la fece conoscere perché disse che le ricordavo molto lei) solo virtualmente, Marco mi stressò per tutta le sera per una cosa che avevo sempre fatto senza problemi, ovvero il dare un mio contatto virtuale per farmi mandare foto dei miei cosplay. Alla fine della serata ero esasperata ai massimi livelli: urlai dallo stress, dalla rabbia, anche se c’era la mia amica, perché non ne potevo più dei suoi discorsi di gelosia assurda. Non era vero allora che questa cosa sarebbe passata. Le lamentele non smisero, cominciò a dire che non facevo niente, che non uscivo mai coi suoi amici, che le mie amiche erano ambigue, strane, che la storia di Tomoe era una cazzata, che non mi avrebbe più scritto quella, che mi aggiungevano gente strana per i miei disegni “furry-porno“, che i furry stessi erano “ambigui” e “deviati“, che le femministe erano tutte lesbiche, che avrebbe riaperto i manicomi, che non sopportava il mio modo di fare perché sembravamo fratelli, che se avessi voluto fare cambio di sesso mi avrebbe mollato, “quando arrivano ‘sti soldi dai disegni“, che le mie amiche erano false o strane come me. Se dicevo la mia sul mondo femminile, diceva che non avevo esperienza e che avrebbe chiesto a donne più grandi di età, che non avrebbe accettato il fatto che poi sarei andata anche lontano per un viaggio (“Sì poi dopo lo shopping cosa farete, andrete a Milano?“. Non capiva quando dicevo che mi stava facendo stare male tutto questo, che volevo che si scusasse perché non lo faceva, che la smettesse di aggiungere quella là. Venne un periodo in cui stavo ormai solo a letto tutti i giorni, non riuscivo a disegnare, piangevo sempre più spesso.

Ero stanca, e per distrarmi da pensieri ed incubi ricorrenti dove spesso io urlavo aiuto senza avere voce, o voce strozzata, giocavo per ore sul tablet. Non volevo sprecare energia, e cercavo di mangiare il meno possibile. Stavo ore ed ore fuori a passeggiare, ma per lui stavo comunque troppo al computer. Al mio ventitreesimo compleanno fui contenta perché una delle mie uniche amiche del passato rimaste, Azzu, mi organizzò una festa a sorpresa nel garage assieme a Iasmin. Marco si lasciò scappare il segreto, rovinando tutto, ma non dissi nulla e festeggiai con loro stando bene. Ci fu così un periodo dove io e Iasmin si stava spesso a vedere bei miei film, e qualche uscita serale. Marco mi diceva che era troppo, ed io spiegavo che poi l’avrei vista meno visto che si avvicinava la scuola. Non mi credeva e si lamentava (assieme ai suoi genitori) se la vedevo per un’estate qualche fine settimana. A settembre ebbi di nuovo ragione io, non la vidi quasi mai, ogni morte di papa. Dissi a lui “Sei contento adesso?“. Mio nonno poi mi pagò la mia prima vera mostra di quadri a Firenze. La mia amica venne a inaugurarla assieme a me. Poi venne Marco, e poi mio nonno, anche se non riuscimmo a vederci.

Nel 2017 forse, cominciarono delle pallose visite mediche per un questione INPS di cui mi fece presente mia zia dal nulla. Mia zia non parlò più del passato, come se fosse stata fatta pace o silenzio, ed ogni tanto andavo ai pranzi di mio nonno. Proprio a causa di una visita medica (urgente a detta di mia zia) dovetti rinunciare all’invito di mio nonno, che tanto ci teneva, ad andare con lui e Marco a Praga, città che non vedevo da quando ero poco più che una ragazzina. Mi disse “Sarà per un’altra volta“.

Mi fa ancora male, ricordare, l’ultima telefonata che avrei ricevuto, (sto già scrivendo tremando mentre mi scendono lacrime) adesso, perché verso la fine dell’estate mia zia appunto mi chiamò per dirmi che era passato a miglior vita, mentre dormiva. Aveva fatto un viaggio senza di me, senza nessuno, aveva chiesto a me di farlo. Crollai quando lo seppi, non volevo crederci e mi sentii come adesso per non aver fatto quel viaggio. Era dispiaciuto che avessi detto di no, lo sentivo dalla voce. Quando lo dissi a Iasmin pianse anche lei anche se non lo conosceva di persona. Marco mi disse:”Certo fa male, ma prima o poi ti passerà no?“. Non ci sarà più un’altra volta, mai più. Dedicai a lui nonostante il dolore un disegno molto bello a cui lavorai tutta la notte non dormendo niente.

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Disse anche:”E come farai ora per i soldi?“. Non bastava lui, si mise in mezzo pure mia madre, dal nulla dopo anni in cui spariva e tornava, telefonandomi raccontandomi le solite storie loro cariche di odio del passato tra loro, e su mio nonno; e mia zia riguardo mia nonna e altro ancora. Disse che poi per le visite mi avrebbe fatto sapere poi, perché finalmente erano finite. Feci del mio meglio per farle, perché non dormivo anche per più di un giorno. Nel resto, Marco mi criticava sempre più sulla musica, sul mangiare (per risparmiare prendevo patatine e coca cola, anche per tenermi sveglia ed avere zuccheri). Stavo usando ormai la tavoletta, e cominciai ad avere amicizie molto importanti. Mi scrisse anche il cantante dei Mudvayne personalmente, e quando fui felice così tanto da urlare dal pianto, Marco disse che era contento ma non lo sembrava molto, perché per lui queste cose non erano tutto ‘sto granché. Capodanno non ricordo nemmeno, forse era quello del casino con Rachel.

Ormai era il 2018, e Michela adesso voleva farmi una festa regalo. Fu un’altra ennesima sua scenata di gelosia, da cui uscii ridotta piuttosto male. Per far quadrare meglio i conti, feci stare due mie amiche a dormire da me perché lontane (e perché una aveva scuola, l’altra non molti soldi) per poi trovarci a Firenze, dove avremmo visto qualche negozio per poi stare nella casa dei suoi amici presa in prestito. Forse poi fu quella solo dei suoi genitori, ma poco importa. Per settimane prima dell’evento, Marco mi fece passare ore, pure notturne, a lamentarsi della cosa, perché per lui era “strano” che qualcuno mi volesse fare un regalo del genere, era strano che fosse solo tra donne, era strano che volessimo fare una cosa tranquilla, senza andare nei locali. Voleva esserci per forza anche lui, io cercavo di non esasperarmi ma la mia pazienza stava raggiungendo i suoi limiti. Dissi che nemmeno era certo che la casa l’avrebbe avuta, visto che non era sua, ma lui voleva sapere per forza cosa che nemmeno io sapevo. Non dormii le ultime due notti, e quando fui a casa sua, crollai del tutto sul divano. Lei mi disse tempo dopo che non sapendo la storia dietro, pensasse che trovassi noiosa la festa. Le raccontai tutto: non le dissi nulla perché non volevo rovinare tutto per colpa sua, ma la festa mi piacque tanto.

Mi arrivò un altro messaggio di questa Tomoe, e scoprii ancora quella la’ sul suo cellulare, oltre che su Facebook: solite scuse, solite frasi. Ero troppo stanca per contro-ribattere e dissi a lui che lo avrei mollato, basta. Lui fece l’aria dispiaciuta ma ri-aggiunse lei ancora tempo dopo, dicendomi che lei non aveva fatto niente a lui. Io lo avevo avvertito, se l’avesse aggiunta ancora, negando le mie parole, lo avrei mollato. Ormai era tutto un litigarsi, lui sempre più fissato adesso con il fare lo youtuber, i complotti, accusando me di essere matta, una che pensava troppo a sognare, che non faceva niente, nonostante spazzassi le scale della casa nuova in cui eravamo stati trasferiti per richiesta sua ai suoi dopo mesi. Aveva smesso da tempo di lavorare per la zia badando alla nonna, e ormai cercava un altro lavoretto. Io continuai i disegni, arrivai ad un livello che mai avrei immaginato, ma lui continuava a dire le solite cose. Purtroppo mentre negli ultimi tempi eravamo a casa della sua nonna causa trasferimento verso casa nuova, il tablet si ruppe per il freddo, e tempo dopo il pc prese dei virus. Non potei più disegnare come prima, e questo mi frustò parecchio, ma pure lui ci si metteva. Diceva che verso settembre, avrebbe deciso lui se continuare la nostra relazione o no: io troncai prima, il mese scorso di quest’anno dissi che volevo chiudere, basta. Mi faceva discorsi, solo perché non volessi rivelare cose personali di Michela: sul fatto che solo perché lui avesse molte ragazze come amiche (che poi manco lo consideravano tanto), allora ne sapeva di più di me sulle donne. Disse che gli adolescenti che avevano fantasie erotiche sui propri “idoli” preferiti, erano anormali, perché lui non ne aveva avute. Disse che noi femministe volevamo essere uomini. Aveva aggiunto per l’ennesima volta quella ragazza, e scoprii che di recente usciva con Rachel e che quindi vedeva la sua ex. L’ex che lo aveva tradito con il suo ex amico, con cui non stava più. Si lamentava dei regali che mi facevano, si lamentava se le mie amiche mi scrivevano mentre a lui non dicevano nulla, accusandomi di parlare “male” di lui nonostante loro stesse avessero visto coi loro occhi com’era lui. Diceva che avevo problemi gravi, che lui non ne aveva, oppure non gravi come i miei. Alle mie parole non credeva, perché più volte si lasciò scappare paragoni su di me con la sua ex, o dava ancora ragione a suo padre quando mi origliò mesi prima durante una mia chiamata delle ultime con mia madre al telefono fisso. Io dissi:” Guarda che ormai ho ventiquattro anni, so cavarmela da sola”; lui capì:” Guarda che vivo da sola”. Suo padre, e poi Marco, a cui spiegai che non stavo affatto parlando con lei della mia vita privata, già che sapeva comunque che sola non ero. Mi accusava di comandarlo se dicevo che i suoi amici lo prendevano in giro, mi accusava di immaginarmi tutto, o di volgere le cose a modo mio per fare la “vittima”.

Se prima lasciavo perdere le nostre discussioni (senza che lui si scusasse mai), adesso ho detto BASTA, l’ho pensato e detto con più decisione. Lui dice di essere dispiaciuto, ora che lo voglio io, di troncare, sembra come speranzoso quando dico che allora mi prendeva per il culo perché era interessato a quella Tomoe o alla sorella di Jeremy visto che spesso faceva domande su di lei (“Ma alla festa c’è pure lei?“”Ma lei sta ancora con quel ragazzo? Perché sapevo che si erano lasciati…“”Mah, lei è carina, sua sorella insomma…“). Mi dice che sia lui a lasciarmi, che non trovo altri come lui, che è dispiaciuto per cosa ho passato ma poi torna a dire le solite stronzate. Ora che è single non ha perso tempo e flirta con Tomoe. le manda cuoricini, le scrive anche cose a caso per farsi notare, le dice che è bella e “faccia triste” o “vieni a casa qui da me che fai laggiù“. Già i suoi discorsi sui ragazzi/bambini mi fecero negare l’idea di poterci fare una famiglia, perché non solo per cosa disse prima riguardo sulle fantasie erotiche degli adolescenti, ma anche per i discorsi razzisti e maschilisti, questa cosa di etichettare la gente come pazza da curare, il fatto di volersi sempre nascondere, di giudicare le persone…  Già il fatto che non seguisse i miei link ed app per aiutarlo nella musica e nella grammatica, il fatto che non credesse a quando dicevo che stavo andando forte coi disegni, che ci voleva pazienza… Dissi che mancava la fiducia, il rispetto, gli interessi in comune. Mesi fa, mentre io e Jeremy si ascoltava della musica, lui mi fece una sfuriata che non gli avevo mai visto fare, solo perché non sopportava quella musica. Quando lei se ne andò, continuò a lamentarsi da solo e poi con me, quando dissi che mi aveva fatto fare una figura di merda, da folli. Non si scusò nemmeno stavolta. Basta, dovevamo finirla qui. Trovò una cazzata il fatto che chiedessi almeno di sentirlo salutare quando andava o tornava a casa. Diceva spesso che voleva la “donna“.

Che motivo avevo di stare con uno che voleva un corpo e non me?

Voleva una tizia qualunque, non Alex.

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