Serie Animate

Matto come un Cappellaio (Batman Animated Series 1992)

 

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Dovevo farlo da tempo, già quando io e la mia amica Jeremy guardammo questa puntata assieme a casa sua, due mesi fa o poco più, saltando tutte le altre perché volevo lasciarmele rivedere come “ritorno ai ricordi” con l’altra mia amica Iasmin.

Mi piace fare maratone di film a tema (e non) con qualcuno, e quindi è normale che a certe date/appuntamenti di questo genere io dia così tanta importanza. Del resto in passato non ho sempre avuto amici con cui fare serate di questo tipo (specialmente in casa). Ma non sempre nemmeno da sola potevo, avevo una cugina (che meglio non dica niente su come la ritenga) invadente e la maggior parte delle cose che mi piacevano, non piacevano al resto del parentame. Coi pochi amici con cui potevo fare qualcosa di simile, accadeva quasi lo stesso, perché loro disprezzavano cosa mi piaceva guardare (esempio io quando proponevo Metalocalypse(ne sono fan sfegatata da ormai tanti anni), ma per l’horror eravamo quasi in sintonia(anche se ero io quella fissata).

Ebbene, quindi capirete perché ogni tanto, per variare, mi vada a cercare qualcosa anche di già visto da piccola, o dalla cui ultima volta sia passato parecchio tempo.

So che dovevo trattare di Rat-man, ma preferisco fare più cose diverse in tempi diversi, e spesso è perché SENTO un certo bisogno di fare così. Come stanotte, quando mi son rivista la saga di Raimi su Spider-Man (di cui il terzo film mai visto): a rivederlo, ho trovato un senso anche a quello che sto passando, e mi sto convincendo sempre più che sia, seppur inconscio, come un filo conduttore alle mani del destino. Ovviamente lo dico a metafora, è ovvio che sono io a tenerne le redini, ma mi piace pensare che ci sia come una forza dietro che mi spinge dal nulla a fare cose che poi mi fanno riflettere sul presente.

Perché se un film o una serie non mi fanno venir voglia di parlare, pensare ed analizzare non son contenta, son fatta così. Certo, non dico che non mi piacciano anche cose “più leggere”, ma non le ritengo agli stessi livelli delle altre. Tra un film comico ed uno dell’orrore, preferisco il secondo; tra una commedia ed uno drammatico/storico, idem. E’ come se, ironicamente, fossi una creativa masochista, che vuole sempre avere il cervello pensante ed attivo (questo spiega la mia insonnia…).

Beh, pensate che da ragazzina stavo nottate intere di nascosto a rileggermi i miei fumetti (od i libri della famiglia senza permesso) con il cellulare nascosto sotto il cuscino e lenzuolo… Quando stava per iniziare la scuola, il libro di letteratura era l’unico a cui strappavo la pellicola per leggermelo tutto anche se non dovevo farlo.

A scuola pure mi ritenevano folle perché per scrivere un testo d’italiano (di qualsiasi genere) sprecavo anche più di sette fogli per fare la bozza, poi prima stesura, poi la seconda, poi infine, il risultato finale con lunghissimi discorsi messi in varie parentesi direzionali. Mi sanguinava la mano, mi faceva un male cane, ma ero sempre soddisfatta del risultato.

Infatti alla medie era la preferita della prof d’italiano/cinema: insegnava ambedue le materie ed io ero la sua alunna preferita. Non so se attirai certe invidie (fui bersaglio di parecchio e pesante bullismo), ma ero così tanto apprezzata che lei stessa, mentre ero in classe a fare lezione con altre prof, mi portò in una classe superiore, per farmi vedere un video amatoriale di artisti di strada. avevo quasi quattordici anni ma ero in una classe di maggiorenni. Mi sentii ovviamente un po’ spaesata, in imbarazzo e con un po’ di sensi di colpa, perché solo io ero stata portata lì, e durante un orario di lezione.

Questo però non significa che io fossi una studentessa modello. Ho sempre detestato infatti chi riteneva i libri una cosa “da secchioni/noiosi”, mentre invece il motivo per cui (almeno per la maggior parte) loro (i compagni ma potrei dire in generale) detestavano la letteratura era perché qualcuno non consigliava i libri “giusti”. Mia zia, nonostante chiedessi più volte la collana di Geronimo Stilton e Super Brividi, mi dava da leggere Piccole Donne, che io reputavo una palla totale. Allora andavo altrove, adescavo di nascosto fumetti, giornali, locandine, libri, pur di avere qualcosa da leggere. In strada, se vedevo un poster, lo leggevo anche da lontano. Mi chiamarono “topo di biblioteca” perché invece di stare a giocare con gli altri a ricreazione, stavo più spesso nella “stanza dei libri”, dove nessuno, tranne me, andava.

Come non significa che amassi la grammatica: anzi, la detestavo. Specialmente i verbi. Certo, col tempo imparai meglio a scrivere(mentre a leggere ero più veloce degli altri) ma capire con quale nome si definivano certi verbi mi faceva impazzire. Nemmeno adesso ricordo con esattezza tutti quelli esistenti, ma oh, l’importante è sapere bene quali usare. Poi io scrivevo tantissimo e veloce, era abbastanza normale mi sfuggisse qualche errore. Comunque detesto ancora oggi la grammatica, così come la matematica (incubo).

Finito questo paragrafo, inizio con lo spiegare come ho trovato questa puntata, che non a caso c’entra parecchio con tutto quello che ho detto fino ad ora. Ovviamente, dovrebbe essere chiaro che c’entri il tema, da me tanto amato, della fantasia.

Ebbene, questa serie penso che non abbia bisogno di spiegazioni, quindi comincerò subito con il narrare a modo mio, l’episodio.

Almeno ho la scusa per potermelo rivedere…

Ah, l’immagine come intro è stata trovata senza un autore, e penso che sia giusta per molte ragioni… Anche se io avrei aggiunto anche Pinkie Pie, ma vabbeh.

Che rottura ‘sti banner pubblicitari, specie quello su questo pseudo videogioco aberrante:

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Sopporto ‘sto scempio(levando almeno l’audio) e inizio l’episodio.

E’ sera (che novità), e fanno da apertura due misteriose figure avvolte nel buio, di cui si notano solo gli occhi guardinghi, vicino ad una banca.

Questa scoppia (attacco terroristico? rapina?) e le due figure si allontanano.

Ci spostiamo alla batmobile che inizia il suo operato, mentre la polizia segue le due persone in fuga di prima, in un vicolo. L’auto si ferma davanti ad un palazzo a fine percorso, su cui salgono velocemente i due, fino al tetto.

Arriva Batman lì sopra, e le due figure si fermano, sorprese. L’eroe mascherato fa il suo sguardo intimidatorio ma le due figure tirano fuori le loro pistole, che Batman fa scappare via dalle loro mani con una sua arma a forma di pipistrello.

Infine fa un bel lungo salto cascando sopra una delle due figure, tramortendola, mentre l’altra sferra un pugno. Batman evita i colpi ma poi contrattacca, e fa finire il malvivente fuori dal tetto. Arriva la polizia sul tetto da un elicottero (o da una navicella aerea) e trova le due figure legate vicino ad un muro. Batman è su un palazzo, a fare la sua bella figura illuminato poi da un temporale. Pittoresco, direi.

C’è la figura che presenta il titolo dell’episodio, raffigurante a colori, un disegno famoso tratto da una delle illustrazioni del primo libro di Alice nel paese delle meraviglie, quello con protagonista il Cappellaio Matto di profilo al tavolo del the e pasticcini.

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Insomma, vediamo quattro topolini dal manto bianco e con in testa eleganti cappellini rossi (o forse son dei tasti). Uno di loro, va avanti (e la telecamera lo segue) fermandosi solo ad un tavolino in miniatura poggiato lì da una mano umana. Codesta aggiunge pure il servizio da the. Il topo annusa e ci salta sopra.

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La mano ha una voce, ed accusa il topo di essere un maleducato. La mano poi prende una specie di cerchio cibernetico, per posarlo su una testa dai capelli folti e biondi. Il cerchio si illumina, mentre la voce si domanda se “riesca a renderli un po’ più educati“. La voce sembra gentile e ha un bel suono. Gli affarini sopra le capocce delle “cavie” s’illuminano come il cerchio prima, e le creature corrono verso il mini tavolo come esseri umani, tutti educati ed al loro posto: son anche in grado di prendere la brocca per versare il the nei mini bicchierini.

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“Vuole un po’ d’acqua, signor Ratòn?”

La voce ha finalmente un volto, felice di vedere le cavie così esemplari. Batte le mani, e sembra un uomo di una certa età (tra i trenta e quarant’anni), con grosso naso e denti sporgenti: non di certo uno da copertina, ma vabbeh, gusti miei, mica malaccio. E’ il biondo di prima, ha gli occhi azzurri e sembra un tipo in carne.

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Ha pure i capelli lunghi, eh. E la forma del viso dai lineamenti morbidosi, mentre il naso è abbastanza grosso e diritto. Rettifico: Mmmmmmh

Lenny.gif Oh, l’ho detto, son gusti miei.

Vabbeh, staccandomi un attimo da possibili pensieri a luci rosse, torniamo a lui che levandosi quell’affare dalla fronte, ci svela essere stato deriso da altri perché non credevano alla sue teorie: quest’uomo infatti è uno scienziato.

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Oh, ma che sorrisetto graz-…

Va bene, mi contengo, okay.

Teorie riguardanti il controllo della mente. Oddio, in effetti è un po’ una cosa poco gradevole e sicura, se messa in “cattive” mani…

Insomma, lui esulta, ma una persona bussa alla sua porta: è una ragazza molto carina, più giovane del nostro ometto. La ragazza ci fa scoprire chiamarsi l’ometto Jervis, mentre quest’ultimo saluta con stupore lei (che si chiama Alice) nascondendo l’affare tecnologico dietro la propria schiena. Jervis abbassa lo sguardo e si tocca i capelli per l’imbarazzo (in un modo che è già tanto se mi mi contengo dal dire cosa penso quando lo fa), rivelando che la sorpresa avuta sia bella (qui gatta ci cova eh bello scienziatino?).

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Per intenderci, la guarda così, dopo aver aperto gli occhi. Quindi capiamo Jervis essere molto timido (porca vacca me lo fanno apposta), e avere un certo interesse per questa collega, bionda anch’essa. Lei risponde con un “Ah certo” come se la cosa non le facesse ne’ caldo ne’ freddo, ordinando a Jervis di tornare a mimare qualcosa per sembrare occupato, perché il nostro Batman in borghese, scortato da una certa signora di nome Kate, viene a far visita.

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Alice dev’essere un tipo molto sveglio…

Vabbeh, Jervis si stupisce (ma non come lo era prima con Alice) e lei invita i due alla porta a seguirla. Alice sembra tesa, se ne va, mentre Jervis copre la gabbia dei suoi topolini.

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Vabbeh ma pure io avrei avuto quella faccia con una tizia del genere…

Si presentano, Jervis sembra molto teso ma cerca di sembrare il più gentile possibile, mentre Bruce (dannata la voce del doppiatore, mal sopportata sin da piccola) ci fa capire che ha pagato Jervis proprio per questi suoi esperimenti. Jervis avverte che non ha ancora perfezionato il suo metodo, ma la rompicazzo di Kate reputa le sue parole “deboli scuse“: fortunatamente Bruce capisce e ha fede, quindi dichiara che può aspettare ancora finché non avrà Jervis terminato tutto. Si stringono ancora la mano, Jervis e Bruce, con la faccia a cane bastonato del nostro scienziato, che ringrazia come uno scolaro.

La rompicazzo esce ma torna a fare capolino osservando prima il poster della stanza di Jervis (un’illustrazione del libro di Alice nel Paese delle Meraviglie) con un “Umph” (glielo metto sai dove quel verso) e poi dicendo “te la sei cavata con quasi poco stavolta, ma potrebbero cadere delle teste se dovessi fallire di nuovo“. ODIOSA.

Alice ha la sua postazione poco lontano dal laboratorio di Jervis, e nota la rompicazzo andarsene. Jervis esce un po’ giù, passando davanti alla collega che cerca di confortarlo con le parole, impegnata con una macchina da scrivere.

Jervis dice che pensa lei essere l’unica (al mondo) che possa capirlo: lei ride facendo tremare le braccia e spalle, confermando che pure il suo ragazzo le dice la stessa cosa. Lui ha l’espressione che segue:

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Sì, il nostro Jervis ha molto più che un interesse verso ‘sta ragazza.

Jervis pensa per qualche secondo, poi nota la rosa sopra la scrivania di Alice, e la sua espressione si fa non molto felice ma nemmeno triste. Incazzata, diciamo. Vicino alla rosa c’è pure una foto con lei e questo fidanzato. Alice si ritiene fortunata ad avere due uomini tanto straordinari (dai, ti ha detto che ti reputa straordinario, ovvia), e sembra prepararsi per andare via, prendendo la sua borsetta. Infatti dice a Jervis che si vedranno dopo pranzo (sembra sera, quindi forse voleva dire l’indomani, o forse volevano risparmiare la luce?).

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Mentre lei esce, fa questa faccia contenta (adorabile, de gustibus), poi dopo, si gira verso la foto, arrabbiato, e tornando verso il laboratorio, butta giù la foto, ma solo per coprirla alla sua vista.

Okay, i gusti son gusti, ma io dico liberamente la mia. Davvero preferisce quel mento largo? Vabbeh, sarò io che i mr mentoni “virili” non mi piacciono, però…

rerere.png Manco un naso ha

Jervis ha l’affare in testa ed è disteso a peso morto sul sofà, i topi gli portano una tazza, mentre dice che razionalmente sa quanto sia sbagliato essere geloso di lei visto che è già impegnata, e che farebbe meglio “a ritirarsi da gentiluomo dimenticandola e volgere il suo cuore ad altri interessi“. Beve la tazza, ci pensa su, poi aggrotta la fronte, tira via la tazza chissà dove e dice “Mai!“. Oh poveretto, come lo capisco.

Quindi abbiamo di fronte un uomo che è innamorato, che sa che questa non lo ricambia. Non sembra pericoloso, finché appunto, per evidente sofferenza, non vuole rinunciare al suo amore segreto.

Ripeto, come lo capisco, fa tanto tanto male l’amore non corrisposto, ne so qualcosa.

Immagina un piano ai topi un po’ intimoriti, con delle carte in mano, ma poi si rende conto che la renderebbe come una zombie. Così si rende ancora conto che non sarebbe onesto proprio perché innamorato di lei. “Oh no, non posso farlo, non posso farlo! Oh, non ho speranze, sigh!” e singhiozza.

Cazzo, mi ricorda quando da ragazzina pensavo appunto che nessuno si sarebbe innamorato di me: solo che io non avevo ne’ volevo usare espedienti per farmeli avvicinare (alcuni per timidezza, altri perché già fidanzati, altri perché non piacevo io, ma probabilmente ero io a farmi paranoie), quindi con estrema sofferenza, usavo la fantasia…

Ahi ahi che ferite si riaprono…

Jervis si appoggia alla sua scrivania ma sente piangere Alice. Torna alla scrivania della collega per capire meglio, ma lei non è lì. Dice:”Povera ragazza, che cosa le sarà successo?” perché da innamorato quale è, si preoccupa. Va verso una stanza illuminata, una cucina, e vede Alice con quella rompicazzo di Kate.

Il problema risulta essere dei più classici di coppia: Alice aveva chiesto al suo amato, Billy, se potevano fare il loro rapporto qualcosa di più serio, ma lui ha ovviamente negato perché non voleva impegnarsi, seguendo poi il litigio, con minaccia da parte di Billy di troncare il loro rapporto e quindi di non vedersi più. Jervis ascolta sulla soglia, la sua espressione cambia da così…

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A così.

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Inutile aggiungere che poi torni nella sua stanza per esultare da solo. Chiude la porta, correndo felice come un bambino a Natale, gridando le sue gioie nel desiderare di poterla portare in città un’intera sera… Poi si ferma al poster, e capisce che dopo tutto, non ha molto da offrire.

E poi dopo… Niente. Cosa potrebbe mai trovare una bella ragazza come lei in uno come me…” No cazzo, Jervis, non ragionare come facevo io allora! Sei adorabile, hai l’aria dolce, hai pure dei topolini che fanno il the (seppur comandati, ma dettagli), e sei pure anche tanto gnocco!

Uffa, un cuore spezzato come il mio ahimè.

Come potrei far colpo su di lei” e guarda i suoi marchingegni lasciati sul suo tavolo. Fortunatamente con quel “Forse un modo c’è” si riferisce all’ispirarsi appunto al famoso racconto di Alice nel Paese delle Meraviglie.

Insomma, Alice apre la sua porta di casa e si vede davanti Jervis vestito elegante, con tanto di cappello a cilindro. Le fa pure l’inchino, augurandole la buona sera, per invitarla fuori visto che prima stava male per la discussione col suo ragazzo.

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Sigh, quanto vorrei mi accadesse una cosa del genere… 

Vabbeh, lui entra e dice che vuole fargli da guida perché vuole rendere Gotham (la città immaginaria in cui è ambientata la serie) una “città delle meraviglie”. Fa pure questa faccia mentre lo dice:

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Ora si cambia luogo, sfreccia la bat-mobile che fa volare fogli di carta da chissà dove, perché siamo in città vicino ad un parco, mentre due misteriosi tizi con bandane in testa notano l’auto, e capiscono essere quella di Bat-man. Uno dei due poi fa volgere l’attenzione di chi ha parlato, verso una carozza, da dove scendono Jervis ed Alice:”Guarda, denaro facile in vista“. I due quindi son due ladri vagabondi.

Alice fa notare a Jervis, che il posto in lui l’ha portata, è in contrasto con il suo essere “tranquillo” sul lavoro. Jervis risponde con una sua personale massima:”La gente deve prendere ciò che vuole dalla sua vita“. I due briganti confermano le sue parole, minacciano Jervis chiamandolo “Cappellone”. Jervis è coraggioso e Alice si difende dietro di lui. “Levatevi di torno” ordina Jervis puntando il braccio nella loro direzione.

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Loro si avvicinano, lo prendono per la giacca e lo allontanano da lei. Alice si copre gli occhi, ma Jervis si difende mettendo quei misteriosi fogli nelle bandane dei tizi, dei cartoncini con dei numeri scritto sopra: questi svolgono la loro funzione, ovvero di farli calmare e scusarsi. Jervis con nonchalance consiglia loro:”Perché non andate a fare qualcosa di più utile, qualcosa… Come gettarvi nel fiume?

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I due briganti quindi se ne vanno, Jervis torna da Alice e si scusa per l’inconveniente.

Lo scenario cambia ancora, Batman gironzola con la sua auto, e c’è Alfred che spera che il nostro eroe abbia la serata libera. Non è così e ci viene fatta sapere come sarà la sua colazione. Oltre che ci saranno molti cerotti. Non si sa se nel menù (essendo single può mangiare tutte le schifezze che vuole) o perché potrebbe farsi male (assurdo!). Dove deve andare, è da quei due nuovi aspiranti suicidi, i due briganti dalla mente soggiogata da Jervis ore fa. Batman osserva con speciali occhialini, ordina “accensione” e vola in alto attaccato al sedile.

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Manco le peperonate fanno così, almeno credo… Comunque lascio i minuti perché non è stato facile “scattare” questo frame.

Batman chiede dove stiano andando, loro fanno sapere che glielo ha ordinato “Il Cappellone”, lui ferma loro contando sulla forza delle braccia, ma loro vanno avanti lo stesso e cascano giù assieme all’Uomo Pipistrello.

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Beh dai, Batman, almeno avrai avuto una serata movimentata…

Batman attiva le sue ali-paracadute mentre regge i due per la maglia, lascia loro vicino alla sua auto, e casca peggio di loro dopo, quasi a rompersi la schiena. Loro son terrorizzati alla sua vista, ma sembra che siano stati manipolati mentalmente tutto il tempo, visto che uno dei due, dopo la spiegazione fatta per discolparsi, si domanda cosa sia accaduto e perché sono lì. Il nostro eroe prende una delle carte, che altro non ha che un complesso sistema tecnologico al suo interno, andato fuori uso.

Siamo ad un ristorante, Alice e Jervis stanno per ordinare da mangiare. Il cuoco parla francese, ma ha una delle sue carte addosso, mentre tutto il locale è vuoto. Pure la cameriera ha ricevuto lo stesso trattamento, e chiede di scattare una foto ai due.

Notare come somigli Tetch di profilo al suo personaggio ispirato:

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Si fanno scattare la foto, che sarebbe solo perché vien detto che Jervis sia una celebrità: ovviamente non è vero ma lui voleva rendere tutto così perfetto, quindi perché no? Ovviamente lo sto dicendo secondo la logica di Jervis, il suo scopo era quello di rendere i luoghi di Gotham un “sogno” per rendersi bello agli occhi della sua “amata”.

Tutta ‘sta fatica quando invece bastava essere lui stesso… Ma purtroppo ahimè ci si innamora di chi non contraccambia la cosa, è la vita.

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Il povero Jervis, mentre lei spiega il suo stupore per la falsa apparenza (che lei non riconosce) se la ammira tutto feliciotto. Mente sul fatto che abbia amici che ne son a conoscenza (risparmio il frame un po’ tirato via dell’animazione dove ha un po’ lo sguardo fin troppo perso, ma penso sia un errore), accarezzando la mano di Alice, che invece la tira via. Arrivano due violinisti anch’essi controllati, suonare al loro tavolo, con altro stupore da parte di Alice. Io mi sto cominciando a domandare che razza di serate abbia fatto lei, per stupirsi di ogni cosa…

Passa del tempo, dall’alto vediamo i due giungere alla tappa finale, un parco a tema Alice nel Paese delle Meraviglie, o meglio dire, un parco a tema favole e fiabe. Ci sono tutte, anche quella di Jack ed il fagiolo magico. Jervis la porta a quello della fiaba di Lewis Carroll. Si siedono un attimo a parlare, alla statua del Brucaliffo, lei su un fungo ad ascoltare lui, raccontare della sua storia preferita (facile capire quale sia), sdraiato in questo modo:trtyy.png

Lenny.gif Scusatemi, ma mi è scappata un’altra volta.

Poi chiede se lei si ricorda di una canzone: mentre lo chiede finisce per cantarla lui, scendendo dall’enorme fungo e ballando come un bambino. La invita a ballare con lui insomma, prendendola sì forte, ma in modo garbato.

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Ballano guardandosi negli occhi, almeno, lui sembra in brodo di giuggiole, lei un po’ meno. Si ritorna da Batman, che è nel suo covo a studiare lo strano oggetto trovato. Alfred lo aiuta mostrandogli un libro di storie per bambini che leggeva da piccolo perché l’oggetto ricorda proprio un elemento di un personaggio principale della storia di Carroll, ovvero il Cappellaio Matto. Bruce sotto spoglie cupe arriva a capire che dietro a tutto questo ci sia lo zampino di Jervis, ricordando di aver visto la stessa identica illustrazione del libro al poster del suo finanziato scienziato.

Jervis accompagna Alice a casa, i due si tengono molto vicini. Jervis si toglie il cappello ed Alice ringrazia, toccandolo pure sotto il mento. Ovviamente lo ritiene solo un amico (vabbeh) e lui tutto contento si atteggia così:

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A me se uno facesse così (se fosse come lui ovviamente) altro che andarmene via, ma dettagli… Ah la triste vita.

Vabbeh, lui dice “Oh figurati! A domani cara Alice” dandole pure il bacio sulla mano.

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A domani! Ed ad ogni giorno seguente, mia adorata!

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E si rimette a cantare la canzoncina del parco…

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Saltellando giro giro tondo…

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E lei, osservandolo dallo scalino esterno dice:”Che uomo dolce e divertente“.

Lei rientra e si ritrova Billy che vuol farsi perdonare. Le dona una rosa e lei dopo averla annusata salta addosso a lui. “Oh caro” dice. NNNNNNNGGGGGGH, dico io.

Il giorno dopo (pare) lui torna al lavoro, vestito come la sera prima, con tanto di mazzo di rose in mano. Felice come una pasqua saluta tutti i colleghi, che si stupiscono del suo vestiario. Lui va verso la scrivania di lei e nota ancora lì il quadretto. Lei lo vede, lo saluta e lo ringrazia andandogli addosso. Cazzo, immagino il suo cuore ballerino, dato che aspettava ricevere affetto da lei in quel modo da una vita!

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Lei tutta con voce affrettata racconta di Billy a casa sua e di come sia siano perdonati. Mostra un anello sulla sua mano parecchio brillante.

E poi mi ha dato questo

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Non è incredibile?

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Sto per sposarmi!

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Jervis la tua mano!” perché il sangue cade poi sulla foto di lei e Billy, sulla faccia di Billy, sangue che esce dalla ferita fresca che si fa lui con le rose stritolate per  la rabbia trattenuta. (Comunque ha una bellissima espressione furiosa)

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Ovviamente, Jervis ritorna ad essere calmo, e ormai rassegnato, si allontana da lei.

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N-n-no, non è niente… Non ti preoccupare” dice lui con un tono di voce visibilmente molto amareggiato. Da’ le congratulazioni portandosi via le rose. Jervis così torna al suo laboratorio, getta le rose verso il cestino ma non si da’ per vinto. Peccato che come se già la giornata non fosse uno schifo, arriva la cagacazzo a chiedere di farsi vedere da Bruce. “Io ti giuro che avrò la tua testa se avrò scoperto che hai messo il mio reparto in qualche guaio“, battuta ennesima che ricorda la Regina di Cuori, uhm… Jervis seccato finalmente le risponde di stare zitta, ma le mette pure in testa una delle sue carte manipolatorie. Alice scrive alla macchina, arriva Bruce e chiede di Tetch e Kate, che secondo Alice, sono usciti assieme. Bruce osserva la foto della scrivania, con il Billy di Alice che sembra quasi gli abbiano spaccato il naso, come un pomodoro spiaccicato, che nemmeno quello di Cip e Ciop se accadesse a loro la stessa cosa.

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Alice sente Billy dire qualcosa, ma dal fatto che lei pianga ancora si pensa essere colpa del fidanzato che ancora non sia d’accordo su qualcosa: invece è Jervis che manipolando Billy, ha ottenuto così via libera. Alice torna a casa, ma si ritrova orde di mazzi di fiori dappertutto. Alice sposta uno dei fiori, Jervis spunta fuori ma si tradisce con la notizia di Billy, ed Alice ovviamente capisce che non poteva di certo sapere, e fugge terrorizzata, verso la finestra. Ma non è da sola, nella stessa sala c’è Batman che rivolge alcune domande a Jervis, riguardo i possibili ostaggi. Tetch risponde solo “No, non mi piace questo gioco, facciamone un altro“. Qualcuno spacca la porta, e sono gli ostaggi mascherati da personaggi del racconto di Carroll. I due “scagnozzi” momentanei mascherati, sotto controllo di Tetch, vanno addosso a Batman che però riesce a neutralizzarli senza fare loro troppo male, essendo solo controllati mentalmente.

Insomma, Jervis è impazzito, seppur con tutte le buone ragioni del mondo, sta esagerando, e dev’essere fermato. Un po’ mi dispiace, però…

Mentre l’Uomo Pipistrello cerca di bloccare le due vittime con la tenda, Alice viene portata via da Tetch. “Credimi mia cara Alice, io non volevo fosse così, volevo fosse diverso” le dice, mollandole sul cerchietto una sua carta. Lei sviene, e lui la prende in braccio, portandola via con sé.

Batman comincia le scazzottate con l’uomo Tricheco, e prendendo alla fine una delle carte, capisce dove possa essere il luogo dove potrebbero trovarsi nascosti. E’ sera tardi e con una torcia Bruce illumina il parco. Sente Tetch canticchiare “Dimmi Dimmi pipistrello, che cos’hai in quel cervello?“. Il luogo pare essere un’enorme scacchiera di statue, ma presto si capisce anche viventi, essendoci pure lì altri ostaggi, mascherati da pedine. Notare il gioco di parole.

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Molto carino lo Stregatto, comunque.

Jervis si diverte, fa clap clap con le mani e la cagacazzo mascherata da Regina di Cuori (eh beh, lo dicevo io!) si fa avanti per prima, ordinando come faceva già quando non era mentalmente controllata, forse anche peggio. Ha una vera ascia in mano, e vuole colpire Bruce mentre viene bloccato da tutti gli altri personaggi: Bruce riesce a schivare l’arma, ma la tizia mascherata da coniglietto con carta gigante da gioco come veste, tira un pesante calcio, facendolo finire sotto uno degli innumerevoli funghi. Il fungo si stacca, e Jervis annuncia che le sue “pedine” hanno una forza sovra-umana.

Altre cazzottate, botte, sgambate, ma alla fine Batman riesce a tirare per terra un gas, che fa rinvenire Billy, mascherato da ranocchia. Gli altri si avvicinano, la scagacazzum Kate ordina di tagliare loro la testa. C’è un errore d’animazione sul colore: le mani di Billy, da color carne umano, diventano verdi, e l’effetto pare un po’ strano.

44354 No?

Billy leva una maschera ad una pedina, e solo così riescono a far tornare in s’è gli ostaggi. Jervis fugge con Alice lontano, prendendosi dietro l’ascia che aveva la scassamaroni. Batman segue i due fino al labirinto di carte mobile. Entra dentro ma si ritrova imprigionato, perché é Jervis che controlla l’attrazione.

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Tu sei potente a Gotham, Batman, ma nel Paese delle Meraviglie il Cappellaio Matto regna incontrastato!” Grida Tetch ridendo di gusto dopo.

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Bruce per non perdere tempo salta sopra le carte, arrivando un po’ in equilibrio a stento, a dove si trova il villain dell’episodio. Alla fine lo trova, Jervis si accorge della sua presenza osservando l’ombra sulla carta davanti(si scopre Alice essere ad un tavolo con servizi da the), poi cominciano altre scazzottate. Jervis sta per colpire Bruce da dietro correndo con l’ascia in mano, ma viene preso da quest’ultimo per la giacca, che l,o fa volare sul tavolo del the.

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Nonostante la botta ed il frastuono, Jervis si rialza, furioso, e urla queste parole:”Ti staccherò quella testa dal collo prima che tu riesce a prenderla. Ho atteso tutta la vita in solitudine una ragazza come lei!” ma Bruce controribatte:”Non hai aspettato altro che una marionetta”. 

Jervis cambia espressione, posa in basso l’arma, e continua ad ascoltare Batman.

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Una bambolina senz’anima“.

Ma non doveva andare così, mi avete costretto voi a farle questo!” risponde Jervis, riprendendo l’ascia in mano per colpire, saltando sul tavolo, ma Batman spinge il tavolo e Jervis fa un altro capitombolo finendo sopra una delle carte mobili. Batman lo va a cercare, ma Jervis, nascondendosi, nota Bruce e dando una schienata ad una carta in piedi, fa effetto domino. Batman se ne accorge troppo tardi, e finisce in mezzo. Così facendo, Jervis può bloccare facilmente Batman e finirlo, ma…

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Bruce ha un lampo di genio, notando la statua di drago appena sopra le loro teste. Una scena che mi piace molto esteticamente, direi.

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Lancia il suo boomerang pipistrelloso, colpendo la fune che teneva la grossa statua. Questa così cade giù, Jervis si gira indietro per vedere, Batman scivola via da sotto la carta, e il villain viene travolto, svenendo sotto la zampa della statua.

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Batman prende il suo cilindro, stacca il marchingegno e lo distrugge. Billy va da Alice, mascherata come l’omonima famosa del libro. Lei si sveglia e grida:”Billy, amore mio!

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Lei così abbraccia forte il suo fidanzato, e Jervis, ormai risvegliatosi, osserva la scena, sempre nascosto dalla zampa pesante della statua. Alice lo nota, ma non dice nulla e torna a nascondere il viso piangendo su Billy. Jervis ha come i tremiti per la sua reazione.

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Signori e signore, come sentirsi morti dentro, evviva.

Jervis rimugina così frasi come “Non potei, non volli, non potei, non volli, non potei unirmi alle danze“, girando la testa senza alzare lo sguardo, come rassegnato.

E piange. Tremando.

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Non riesco a capire da dove venga questo verso, pare una poesia, ma non si capisce da dove, a parte la citazione a questa puntata.

E così finisce l’episodio.

Okay, ora posso dire la mia, cioè un poco di più.

Ma prima, posto un video che potrebbe secondo me spiegare bene, musicalmente parlando, la puntata ed il personaggio.

Se riesco a trovarlo, ho migliaia di video nella cronologia

Ecco. Allora. Cercherò di essere breve.

Lo so che è un villain, ma è comunque umano alla fine, più umano rispetto agli altri villain, di sicuro, e mi somiglia. Prima o poi ne dedicherò qualche altro articolo.

Lenny E per finire, è un mio uomo ideale.

Le similitudini che ho io con questo personaggio sono tantissime (troppe direi) ma posso dire che comunque tutti nella vita, abbiamo avuto a che fare con qualche amore non corrisposto. Non voglio soffermarmi sulle cose in comune con me ma sul personaggio da solo, anche se non mi sarà facile. Jervis, per quanto riguarda la serie animata, è un uomo che si pensa essere senza amici, impopolare, senza aver avuto una vera relazione. Jervis è innamorato di questa collega molto vicina, la segretaria Alice, che si chiama come il personaggio del libro suo preferito, perché Jervis è come un ragazzino dentro il corpo di un uomo (direi tra i trenta ed i quarant’anni di età). E’ un sognatore, uno timido e piuttosto emotivo. La sua emotività però ha un lato negativo, ovvero la gelosia. E’ geloso perché non crede che possa meritarsi o trovare qualcuno che lo ami, quindi focalizza tutte le sue attenzioni su una singola persona, che però non ricambia il sentimento (non parlerò di me, non parlerò di me…). Quando poi uno è emotivo così tanto come Jervis, e vive di sogni così troppo perché pensa appunto di potersi meritare il meglio dalla vita (Jervis di certo non ha ricevuto molto affetto), allora si prende con forza ciò che desidera (“io penso che tutti dobbiamo avere nella vita ciò che vogliamo” dice), perché lui crede nei suoi sogni, crede che tutto gli spetti, che non fa nulla di male alla fine, e talvolta ce lo si deve domandare: chi è il folle, quello che vive ogni giorno come un sogno, o quello che non lascia gli altri sognare? Jervis è quello che vorrebbero limitare, perché temono appunto possa diventare arrogante (“fai troppo come ti pare! La gente non vive ai tuoi comodi, tu pensi solo a te stesso!”), forse perché loro stessi son intrappolati, loro stessi hanno bisogno di regole, orari, cose precise. Jervis invece vuol rompere la barriera, mostrare che le persone possono essere influenzabili, cambiare, perché alla fine siamo solo creature, molte idee ce le prefissiamo noi. Jervis fa paura perché si comporta come un bambino senza peli sulla lingua, che soffre per i divieti ed ordini imposti da chi vive accanto a lui (tipo la scagacazzo). Jervis pensa che il mondo possa invece appartenergli perché ne ha diritto, non fa niente di male, fa solo per amore, per far capire che il suo è un modo meraviglioso (“Farò Gotham il paese delle meraviglie!”) e che solo lui può renderlo tale (“Ma nel Paese delle Meraviglie solo il Cappellaio Matto regna incontrastato!”) perché appunto tutti gli altri non possono capire, possono solo rovinare, il pensiero è quello sempre:”Tu sei mia, gli altri non possono renderti felice, non capiscono quanto il mio mondo ed io siam belli”. Si può definire amore? Difficile a dirsi, di certo Jervis non era cattivo, voleva manipolare sì, ma perché voleva condividere il suo sogno con qualcuno, non voleva assolutamente far del  male.

In fondo, è solo un uomo col cuore di un bambino.

 

 

5 risposte a "Matto come un Cappellaio (Batman Animated Series 1992)"

      1. Ben scritto, spontaneo, con gli incisi che aggiungono freschezza, per quanto posso giudicare. Poi mi piace l’inserimento qua e là di parole gergali.

        Tra l’altro sei, a mio parere, un esempio di come imparare una lingua in modo naturale, anche la propria: leggendo. La grammatica la si impara così naturalmente. Si capisce perché detestavi lo studio della grammatica: l’avevi imparata in modo intuitivo attraverso i testi, quindi ti scocciava studiarla analiticamente.

        Con lo stesso metodo ho imparato l’inglese, dai 14 anni in poi: leggendo testi molto facili e anche i fumetti (Superman). Im pochi mesi ero diventato il primo della classe (anche se in genere ero un alunno svogliato).

        Ciao e buona giornata.
        Giovanni

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