Cerby · Serie Animate

Barriere Mentali-Spaziali-Temporali

Lei lo incontrò.

Era lì, seduto su una panchina di un parco per bambini quasi vuoto, perché si avvicinava l’ora di cena. Era rimasto come allora, un adolescente dai lunghi capelli neri, corporatura grassoccia ed occhiali spessi sul viso, vestito di nero.

“Oh ciao Kota” disse lei, avvicinandosi alla panchina.

“E’ passato ormai un anno e qualche mese” continuò lei-“… Dall’ultima volta che vi ho… Ci siam visti, insomma.”

Kota annuì con la testa, guardando in basso.

“Già, ma è ancora doloroso come la prima volta”.

Si riferivano alla scomparsa del loro autore, accaduta un marzo dell’anno scorso: l’autore della saga Highschool of the dead che tanto apprezzava Il Cerbiatto nella sua vita reale (e non solo) da ormai tanti anni. Lei come altri fan, desiderava che la saga continuasse, avesse un finale degno, ma ormai era certo che forse quello pensato da chi avesse messo in piedi tutta la faccenda, non sarebbe mai uscito fuori.

“Io però continuo a pensare a voi, attualmente mi sono decisa a vedere pure le vostre gesta al cinema” disse lei.

“Già ma siamo comunque in pochi, molti pensano solo che la serie sia tutta tette -ed un po’ lo è in effetti-, ma a me attirò anche tutto il resto” continuò lei.

“E poi, come si fa a non amare personaggi come i vostri?”

Kota fece una faccia orgogliosa buffa, ma poi pensò a tutte le amiche innamorate dell’amico Takashi.

“Sì, lo so cosa pensi, ma a me Takashi non ha mai preso come a loro. Anzi, io sono più come Asami, la cui storia mi rattrista pure oggi. A vedere la versione animata pensavo che lei davvero non ti amasse sul serio invece mi sbagliavo, ma dovrei rivedere meglio la versione cartacea, forse qualcosa mi è sfuggito…”

“Quindi tu in tutti questi anni hai sempre favorito me?” chiese Kota.

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“Diciamo che ho preferito tutti i personaggi maschili, sia femminili. Però chi mi piaceva più di tutti, eri tu. Solo che mi vergognavo a dirlo. A vedere adesso certi commenti altrui sembro essere l’unica tra i pochi a preferirti, anche in un certo senso… Beh, se si capisce che senso intendo…”

Neppure nei suoi viaggi mentali paralleli riusciva a sconfiggere l’imbarazzo, il Cerbiatto, anche se sapeva benissimo che poteva fare tutto quel che voleva, anche avere chi desiderava senza vergogne.

Si è sempre sentita sbagliata e questa cosa le andava anche ad influenzare il suo piccolo grande mondo infinito fantastico.

“Scusami, ho detto troppo, magari pensi ancora ad Asami, e non facciamo parte dello stesso universo quindi ti lascio stare. Volevo solo vedere come stavi, tutto qui.”

Alex alias il Cerbiatto aveva quasi le lacrime agli occhi ed era rimasta un po’ ferma sui suoi passi, ma andò lentamente avanti. Non c’era più nessuno ormai, e tutto intorno si fece pieno di neve soffice. Del resto non era nella vita reale, era in uno dei suoi viaggi interplanetari, dove tutto poteva accadere.

“Non c’è nulla di male se rimani qui, Asami lo sai che è morta tanti anni fa, penso le faccia dispiacere che io non trovi qualcun altro” disse.

“Hai sempre comunque Saya, ti piace lei quindi perché non provarci?”

“Saya lo sai anche tu questo, è scritto che fosse innamorata di Takashi. Lei come le altre. Per favore, non fuggire anche tu. Ho perso una persona che mi ha dimostrato vero amore, non esserne la seconda” disse il ragazzo alzando un po’ la testa: anche lui aveva le lacrime agli occhi.

“Mi è sempre piaciuto il fatto che fossi uno dei pochi a saper piangere e difendere gli amici allo stesso tempo, altro che quell’altro…” ammise Il Cerbiatto.

Kota si alzò per prendere la mano della ragazza un po’ cupa d’aspetto, sorridente. Lei si fece di fuoco ed abbozzò un timido sorriso in viso: il suo cuore stava come avendo delle scariche elettriche che si propagavano per tutto il corpo.

“Vieni…” disse lui con quella voce gentile, portandola sulla panchina, ed offrendole degli snacks salati.

“Non riesco ancora a vedermici vicino a te” disse lei.

“Vedrai che prima o poi riuscirai a pensarci… Anche magari a cose più che tieni nascoste”

Lei però non riusciva a staccargli gli occhi di dosso, lo reputava bello come le prime volte.

“Ricordi la mia frase? La gente non vede ciò che non vuol vedere, ovvero, anche se vede qualcosa che non piace a loro, nega di aver visto” continuò Kota-” Nel tuo caso, tu hai questo blocco mentale perché temi di essere ancora derisa per i tuoi gusti, ma si potrebbe dire che eviti apposta, ti piace ma fai finta che non ti interessi, o neghi di andare oltre perché pensi di risultare ridicola, quindi non riesci a vedere, ma è solo una cosa tua mentale. Devi solo rompere questa barriera e allora forse riuscirai ad andare dove vuoi” finì Kota.

“Sì ma non è facil…”

Sì sentì arrivare un bacio sulla guancia, quasi stava per sfiorare le sue labbra se si fosse mossa di troppo verso di lui. Arrossì ancora, stavolta violentemente.

“Okay, però ancora è troppo presto, sul serio…” disse alzandosi di scatto dalla panchina, facendo cadere a mezz’aria Kota all’improvviso.

“V-va bene” rise lui.

“Non preoccuparti, tornerò altre volte…” disse allontanandosi.

“Certamente…” sussurrò lui un po’ deluso.

“Certamente sì… ” rise il Cerbiatto salutandolo mentre si accingeva a partire via da lì, facendo mostra delle sue grosse ali da pipistrello.

La neve lasciò posto alla pioggia.

Kota si lasciò inzuppare i lunghi capelli corvini pensando a tutto quello che si erano detti, ma all’improvviso, quando pensava che lei fosse già ormai andata via…

Anche lei aveva i capelli bagnati, quasi sembravano dei tentacoli neri sul collo.

“Vieni… Vieni via con me…”

Glielo chiese sussurrandogli nell’orecchio, baciandoglielo leggermente. Lui arrossì e lei prese la sua mano, invitandolo a seguirlo.

Volarono assieme, verso destinazione ignota.

 

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