Film

Carrie White

C’è un motivo se mi chiamavano Mad… E non è solo perché pazza, ma anche incazzata nera. Con tutti.

Quanto fa allora, dimmi il risultato dell’operazione, Alex.

Ehm… 20.

Perché ci hai messo tanto per rispondere? Era così semplice!

Perché ci hai rimuginato sopra?

2002.

O 2003.

“Alex, avanti, devi dire solo il risultato di questa operazione, perché non parli?”

“Alex, hai perso la lingua per caso? Avanti, fuori il risultato!”

“Alex, se entro dieci secondi non mi rispondi…”

“Alex, conto fino a cinque, PARLA, cazzo!”

“Se sbagli non succede niente, si riprova”

“Aleeex… Se non lo dici vedrai poi, non voglio aspettare un’infinità”

“Alex, io ti avevo avvertito, parla o ti riempio di schiaffi”

“Siete come i muli voi, vi ci voglion le botte”

“Testarda come un mulo, ma parlerai prima o poi”

Ciaff. Niente, non rispondo, e lacrimo. Altro ciaff sulla faccia. Mi stringo al muro, ho troppa tensione addosso ma non riesco a parlare, il numero che avevo in mente è come vagante, non riesco a riprenderlo mentre vengo presa a schiaffi.

“Non mi fare quel ghigno sai”

Il mio labbro sinistro vibra, mostra dei denti, non riesco a vedere niente, buio totale, solo sento che la mia testa fa male, mi sento violata e nuda.

2011, o 2010. o 2012.

Ho le mie compagne di scuola, non di classe perché figuriamoci, mi stavano o tutti alla larga, o per prendermi in giro. Le avevo conosciute ad una fiera a Pisa (dove frequentavo la scuola mia superiore) di fumetti/vintage. Diventammo un gruppo dopo aver parlato a lungo sul tema, mia fissa quasi maniacale, del cinema horror, specie della saga di Carpenter di Halloween, quella col killer Michael Myers, ma non solo.

Io ero quella vestita di nero da capo a piedi, ma coi capelli lasciati un po’ andare, brufoli e un gozzo sotto il mento imbarazzante. Talvolta indossavo camicette nere, camicette bianche, gonnelle di rado, ed i pantaloni erano spesso sporchi. Agli inizi avevo solo maglioncini di lana ed una matassa di capelli mal curati. Sul capo portavo un fedora, o occhiali (o goggles) da sole enormi, o fascette o bandane. Senza qualcosa in testa mi sentivo come nuda. Portavo anche giacchette di jeans, o vestitini particolari, come quello per cui mi definirono anche “uscita da un film di Tim Burton” o da “un fumetto”.

“Se non la smetti di mangiare pane e schifezze ti verrà un culo come un portaerei”

“Se stai sempre col viso a terra -o mentre leggi- ti verrà un gozzo enorme sotto il mento”

Una delle due, arrivò poi a definirmi “la fissata di Carrie White” anche se in realtà non ne parlavo molto: probabilmente lo diceva perché somigliavo, o avevo molto in comune, col personaggio cinematografico, e del libro originale, che non ho ancora mai letto.

“Aveva una faccia più rotonda che ovale, e gli occhi erano così scuri che sembravano gettare un’ombra sotto. I suoi capelli erano biondo scuro, leggermente…”

Carrie-White-Stephen-King-Sissy-Spacek.jpg

Ed eccola la’, Carrie, in un giardino mio mentale, assieme a mille altri miei personaggi preferiti, che legge sotto un salice piangente.

Mi sta aspettando, sa che sto ancora riflettendo.

Io in classe, nel banco, a leggere un ennesimo pseudo-giornaletto per ragazze tipo Cioè, solo per tenermi aggiornata, solo perché non potevo permettermi Focus (che mi piaceva mille volte di più), solo perché volevo leggere e non stare in mezzo a quelle gente, solo perché non volevo mirassero a me ancora una volta, solo per distrarmi da tutti i miei pensieri negativi, solo per fare quei test, solo per leggere le vignette…

Vorrei che ci fosse una creatura mostruosa, gigante, che facesse a pezzi tutti loro. Forse io, perché soffro, così mi pentirei di quel che ho fatto, e mi suiciderei. Diventerei forse invece l’ennesimo killer da giornale, da prima pagina, vedrei la mia morte, la mia pazzia, la mia rabbia…

Carrie sorride, è contenta che finalmente io abbia detto al mondo buona parte dei miei pensieri segreti.

Sì ma scordatevi di sapere che alle elementari pensai di far gonfiare la maestra antipatica come un enorme pallone, così tanto da sgonfiarsi e volare oltre la finestra. Ce l’avevo con lei perché diceva che amare i mostri non era bello, meglio le cose fatate, aggraziate. Avevo disegnato lei come un vampiro, piansi perché a lei non piaceva, così la feci diventare Superman. Ma ero arrabbiata, anche se lei poi si pentiva di avermi fatto sentire in colpa.

Le parole fanno tanto male, hanno tanto potere.

Le parole feriscono più della spada, disse mio padre, una rara volta che lo vidi.

Testarda. Orgogliosa. Idealista. Troppo per le tue. Diffidente. Tosta.

Volevo far fuori tutti, rabbia cieca come provavo quando qualcuno mi toccava la testa.

Azzardati a toccarmi lì e non saprò rispondere della mia rabbia. 

Cieca davvero, poteva esserci chiunque, qualunque malcapitato.

Come te Carrie, eri così furiosa, ma libera, e non ti importava di chi fosse quel qualcuno davanti a te, volevi farla pagare, liberarti di un peso.

Ma perché Carrie poi uccide tutti, anche quella che la difendeva?

Come te, Carrie, sentivo che se qualcuno mi mostrava gentilezza o simpatia, era per sfottermi, o per stancarsi subito di me. L’ho provato sulla mia pelle, in primis con la famiglia, se mi abbracciava dopo mi avrebbe alzato le mani, perciò era tutta una messinscena, una cosa falsa.

Ho questa cosa di farmi arrivare a detestare, di incazzarmi con chi sembra volermi bene davvero, forse perché penso di non meritarmelo, forse per evitare di stare male dopo. Ho sempre preferito l’essenza che la forma, meglio pochi amici che migliaia, come invece sosteneva mia sorella, prendendomi in giro con mille epiteti diversi.

Carrie, tua madre non voleva che tu avessi una tua vita sessuale.

Successe simile a me.

Io mi sentii morire quando mia zia scoprii i miei disegni privati su personaggi anche immaginari, perché avevo gli ormoni a palla ed a maggior ragione, perché fossi sola e senza un fidanzato. Ne frequentai di ragazzi, ma non erano una cosa seria, e poi tutti mi prendevano in giro anche per questo.

Ero stanca di sentirmi deridere su cose piacevoli e per sfogarmi sfruttavo il mio talento nel disegno, scrivendoci anche storie sopra.

Piango perché mi aspetto sempre il peggio dopo.

Perché conosco ormai le coltellate, so bene di non piacere a tutti.

Lei prese quei disegni, io ero appena tornata a casa da scuola, volevo riposarmi per il solito bullismo ricevuto, il senso di solitudine che mi attanagliava, ma no, ci mancava pure lo shock. Me ne spiattellò come se fossero merda, roba da mettere in manicomio, non dissi nulla anche se ero incazzata, perché era mio diritto mantenere la mia privacy, o avere desideri erotici.

Carrie, ti si vedono quei puntini.

Eh già, stai diritta, non mettere le gambe accavallate, non mangiare il gelato tirando la lingua in fuori, vestiti più femminile, smetti di parlare di cose horror, di religione, di modelli di mp3…

Tu non mi ami veramente, c’è qualcosa sotto.

Preferisco stare da sola, che avere gente che sta con me solo per riempire le loro giornate.

Perché ogni volta che sto bene, un secondo dopo sto male?

Alla gente non gliene frega niente di te, le cose che ti piacciono a loro non interessano.

Vogliono vedermi stare male, incazzarmi, perché mi chiamano Mad apposta.

Alex? Quella coi problemi, fissata coi film horror? Quella che non si lava mai? Quella che sta sempre sopra i libri, in fondo alla classe da sola?

Uccido mentalmente, sono la vittima della società che però tutti additano come mostro, nessuno mi vorrà mai bene, provo invidia, vivo nel buio.

Potevo rischiare di essere diversa pure nelle mestruazioni, come te Carrie, temevo che non le avrei mai avute, troppo in ritardo, così come detesto il fatto di sembrare più giovane della mia età.

Carrie, io sarò sempre tua amica, sappilo.

Da qualche parte so che esisti sul serio.

Tu bianca, io nera, ma simili.

Le Emarginate Sociali.

Ed incazzate.

tumblr_inline_oipcy563KB1qgp297_500.gif

11 risposte a "Carrie White"

  1. Ognuno di noi è speciale per un motivo… Le tue paure però purtroppo hanno creato una corazza che tiene chiusa questa specialità. Prima di tutto concentrati su te stessa, prima di aprirti agli altri. Non so quanti anni tu abbia, ma cerca di fare prima il tuo bene, non è facendo male a te stessa che risolvi qualcosa. Mangia, abbi cura del tuo corpo che è la casa della tua anima, vestilo con cura,sii in pace con te stessa. E vedrai così che nessuno potrà turbare quello che sei, una meravigliosa creatura che nessuno ha il diritto di giudicare. Scegli accuratamente anche le persone di cui ti circondi, quelle negative allontanale, la loro energia non è in sintonia con la tua! La vita è un dono prezioso, devi scoprire da sola però il senso che gli vuoi dare. Le persone buone che incontri lungo il tuo cammino non sono altro che “aiuti” per farti capire che ce la puoi fare. Mi raccomando abbi cura di te e vedrai che qualcosa cambierà in positivo. Buona giornata 🌹

    Piace a 1 persona

    1. Ho ventiquattro anni (25 a gennaio) e ti ringrazio del commento/pensiero. Purtroppo qualche timore lo ho, ho una forte timidezza ancora e ne son consapevole, ma in questi ultimi quattro anni ho comunque tentato di andare di stare meglio, continuando col disegno e capendo cosa mi piacesse davvero (se leggi gli articoli precedenti nel mio blog saprai di più): il problema che ovviamente, essendo la vita non tutta rosa e fiori, tanto di quel male, sotto forma di stress, non mi ha mai lasciato. Ma ho comunque trovato delle persone, specie negli ultimi anni, che vedono tutto questo mio malessere e di cui si preoccupano (per quel che possono), alcuni sono anche miei amici ormai. E queste persone stanno facendo di tutto per mandarmi via non solo dal mio ex, ma di farmi stare meglio anche su tutto il resto, supportandomi pure nei miei progetti artistici. Verissimo, però è anche molto dura, e non è sempre facile capire il senso di viverla: io ancora non lo so del tutto, ma è storia lunga e complessa. “Le persone buone che incontri lungo il tuo cammino non sono altro che “aiuti” per farti capire che ce la puoi fare” è una bellissima frase, mi fa pensare a quella signora che ho appunto incontrato quattro giorni fa vicino alla casa in cui (ahimè) ancora abito: ho raccontato tutto negli ultimi articoli nella home se vuol sapere, ma potrei paragonarla a tutti miei amici, anche se pochi, ma “buoni”.

      Piace a 1 persona

  2. Bene sono contenta sapere che si comincia a preparare un buon terreno per farti volare… Non sei un cerbiatto, ma un bruco ferito che aspetta di diventare farfalla… Beh lo diventerai, con fatica, anche se non sarai una farfalla variopinta, ma esistono anche le falene, con il loro fascino e comunque in grado di volare da sole. La vita non è semplice per nessuno, ma bisogna trovare nell’imperfezione la perfezione. Hai un talento e fai di questo la tua salvezza, ti leggerò, con calma 😘

    Piace a 1 persona

  3. Se ti può essere d’aiuto anch’io come te ero molto timida, ma alla tua età sono andata via di casa, per motivi di lavoro. Ho dovuto trovare casa e affrontare tante situazioni nuove… Poi con la nascita di mia figlia, beh lì la timidezza ha dato spazio ad una forza che non credevo di avere. Perciò ogni cosa ha i suoi tempi, non fare della tua timidezza un limite. Vai avanti, nonostante tutto e tutti ❤

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...